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Lorenzo Toresini I CONFINANDANTI 366 pp. ISBN 978-88-7223-107-4 € 25,00 © 2008 by Edizioni alphabeta Verlag Una famiglia particolare, un ramo veneziano ed un ramo austriaco. Due viaggi paralleli di protagonisti che non si conoscono, che si incontrano ma non sanno e non sapranno mai quanto le loro discendenze saranno un giorno destinate ed intrecciarsi. Persone vive che escono dal letargo del passato, si muovo, sentono, pulsano, amano, odiano, trasgrediscono.

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Incontro con Paola Azzolini

di Francesco Roat

 

Incontro Paola Azzolini che ha curato, assieme a Daniela Brunelli, la pubblicazione de: Leggere le voci – Storia di Lucciola, rivista manoscritta al femminile (Sylvestre Bonnard, Milano 2007). Ci può parlare di questo libro che tanta eco sta avendo sulla stampa?

Azzolini: Si tratta di un documento unico, miracolosamente conservato nella sua integrità, una rivista mensile, tutta manoscritta (copertine, illustrazioni a penna, a olio, fotografie fatte e sviluppate dalle socie, articoli, ecc.) con periodicità mensile, che venne compilata da un gruppo di donne italiane dal 1908 al 1926. Naturalmente ogni fascicolo è unico (caratteristica di ogni scritto fatto a mano!) e i contributi vengono inviati da ogni redattrice alla direttrice che li cuce fra loro e nella copertina, vi intervalla le illustrazioni e le foto, aggiunge in fondo un fascetto di fogli bianchi con il titolo Osservazioni. Poi il volume viene messo in una cassettina di legno e viene spedito per posta al primo degli indirizzi delle socie, che sono anche quelle che  scrivono sulle pagine di “Lucciola” (questo il nome della rivista). Il giro si fa una volta da Nord a Sud, e una volta in senso opposto, poiché le Lucciole erano sparse in tutti i borghi e le città della penisola. Molte erano siciliane, molte milanesi, venete, bergamasche ecc. Il loro numero oscilla tra quaranta e venticinque; alla fine,quando la rivista chiude, sono soltanto sei. Una volta letti gli articoli del numero della rivista che avevano in mano, ciascuna scriveva le proprie osservazioni nelle pagine bianche. E sono proprio quelle osservazioni a costituire un genere modernissimo, una sorta di blog ante litteram, perché lì, oltre che nei contributi di ciascuna inseriti nel numero, si svolge il libero colloquio a distanza fra tante anime sorelle. Passano in queste pagine le realtà dell’epoca, realtà spesso tormentate, difficili: la guerra di Libia, la Grande Guerra, la minorità giuridica delle donne, il divorzio, il diritto negato al voto, il matrimonio, l’amore, ecc. ma passa anche il vissuto personale di tante di loro, che finiscono per emergere dalle pagine  come personaggi a tutto tondo che ti pare aver conosciuto intimamente nel periodo che va dalla loro giovinezza alla maturità. Infatti l’età delle Lucciole va, in questi diciotto anni di vita della rivista, dai venti anni in poi. Quando la rivista chiude nel 1926 molte di loro sono donne mature e, per l’epoca, sono quarantenni sulla soglia della vecchiaia. Insomma nella storia di “Lucciola” sono racchiuse le storie di tante donne del passato, con i problemi e  i dolori o le gioie  di allora, ma che assomigliano talvolta a quelli di adesso.

Roat: È in cantiere un suo nuovo recupero. Si tratta di un autore che fine al 1970 era una delle penne più note nell’ambito dei romanzi d’avventura e dei fumetti, cioè Luigi Motta. Chi era costui?

Azzolini: Luigi Motta, chi era costui? Per lui si potrebbe infatti parafrasare la domanda di Don Abbondio su Carneade, perché il destino ha lasciato ben poca memoria in eredità ai posteri di questo veronese, famosissimo ai suoi tempi e autore di un centinaio di romanzi di successo. Romanzi d’avventura, come quelli di Salgari, di cui era stato in un certo senso il discepolo, ma con un’attenzione più spiccata alla scienza o meglio alla fantascienza. Motta era stato anche sceneggiatore di operette, commediografo, impresario teatrale, fumettista, scrittore di testi per il cinema, giornalista e chi ne ha di più, ne metta…Insomma uno scrittore che tra l’inizio del novecento e l’anno della morte, il 1955, sperimentò tutti i generi in voga nell’epoca e  si mostrò forse, spaziando in diversi campi, come il modello dello scrittore  mass mediatico che domina il nostro attuale mercato. In tempi di recupero della letteratura popolare, a livello di pubblico e di critica, vale la pena di conoscere bene di nuovo anche lui.

Roat: Prossimamente la Traven Books pubblicherà (sempre a cura di P. Azzolini) il romanzo inedito di Motta: La grande tormenta. Ce ne può parlare?

Azzolini: Se recupero deve essere, questo romanzo inedito, l’unico rimasto inedito dei cento romanzi di successo, forse solo per la prematura morte dell’autore, è uno di quelli che è doveroso rendere noti. La grande tormenta è un romanzo autobiografico, in cui Motta racconta, ma concedendosi anche un filo romanzesco nell’intreccio, la prigionia subita nel carcere veronese di Santa Sofia e poi degli Scalzi, dove fu detenuto anche Ciano, le peregrinazioni tra Padova e Venezia, infine la liberazione  il 25 aprile 1945. Era stato denunciato dai suoi concittadini di Bussolengo, il suo paese d’origine presso Verona, per aver aiutato a fuggire dei disertori dopo l’8 settembre, un gesto di umanità che lo mise in pericolo di vita: ai tempi era un reato punito con la fucilazione. Il libro è un documento importante di un’epoca “crudele ed eroica”, come recita il sottotitolo, ma anche un bel racconto, pieno di vicende inaspettate, che riguardano i due personaggi inventati  che seguono la scia del prigioniero e della guerra. Anche la storia di lui è piena di suspence, lui che più volte sta per essere fucilato e scampa sempre, ora perché  viene riconosciuto come un famoso scrittore, ora per gli interventi eroici e talvolta pazzeschi della compagna, Amelia, che arriva a falsificare la firma di Mussolini su un telegramma per farlo rilasciare. L’espediente riesce solo in parte: Motta viene prima dimesso e poi reincarcerato.

Roat: Infine una domanda di rito. Ha qualche nuova iniziativa letteraria in serbo?

Azzolini: Progetti, idee tante… Ne ricordo solo una che è già ad uno stadio avanzato di realizzazione, un epistolario d’amore di una donna dell’ottocento, che attraversa gli anni roventi del 1848-49 e scrive ad un poeta bello e  incostante…

23/01/2008 commenti (0)