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Intervista a Andrea Rossi

Intervista a Andrea Rossi - TRAVEN BOOKS / ALPHA BETA
di Carla Spiller
(da "Alto Adige" del 30.05.2008)

 

E’ veramente un  bel testo “Sinigo” di Andrea Rossi, edito da Travenbooks, dal quale lo Stabile di Bolzano ha tratto l’ultimo spettacolo della stagione, in scena fino a domenica 25 maggio, interpretato da Andrea Castelli per la regia di Antonio Caldonazzi.

Il romanzo racconta la storia della colonizzazione di Sinigo da parte del regime fascista, attraverso le voci degli stessi coloni, che negli anni Venti vi affluirono in massa in cerca di un futuro migliore e incorsero invece in una vita di duro lavoro e sacrifici, perché le terre date loro a mezzadria dall’Opera Nazionale Combattenti erano in realtà un’immensa palude.  A completamento del testo sulle origini della moderna Sinigo concorrono anche altri fatti: la nascita dello stabilimento della Montecatini, gli incidenti che ne funestarono l’esistenza, la guerra ed i bombardamenti.

Due gli elementi che colpiscono il lettore: l’acqua che è un refrain continuo e rende impossibili le condizioni di vita dei coloni e la miseria, perchè i  presunti colonizzatori che dovevano italianizzare l’Alto Adige sono in realtà povere vittime illuse dell’ideologia fascista.

Ecco cosa ci ha raccontato il suo autore Andrea Rossi.

 

Come è nata questa idea e quali sono state le sue fonti di ispirazione ?

 

L’idea è nata all’interno di un progetto della Città di Merano, che sta proseguendo non sono nell’ambito letterario, ma anche in quello della ricerca storica. Si tratta della ripresa della memoria storica della città, a cura dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Merano. All’interno di questo percorso mi ha subito attirato il fatto di poter raccontare una storia. Per farlo, per poter raccontare nel modo più fedele possibile la vera storia di Sinigo mi sono documentato su un testo storico che già esisteva dal titolo “Sinigo, con i piedi nell’acqua”, un volume completo e ricco di statistiche e di testimonianze che racconta la storia del paese dagli anni Venti agli anni Ottanta.

 

Nel libro c’è una parte storica ed una parte di fantasia. I personaggi: il maestro Aristide, il colono Vittorio, l’infermiera Angela sono esistiti veramente ?

 

Non con queste identità, ma erano delle figure che sicuramente a Sinigo c’erano. Il maestro c’era perché esisteva la scuola elementare, i coloni lavoravano alla bonifica della terra e le infermiere prestavano la loro assistenza in fabbrica. Infatti gli abitanti di Sinigo che hanno assistito alla  seconda serata di rappresentazione hanno riconosciuto i personaggi, i fatti e gli eventi.

 

Si parla costantemente nel libro di acqua e di fame, che quasi sono le compagne di vita dei protagonisti. Una colonizzazione non certo condotta da trionfatori, anche se condita di tutta la retorica fascista, ma da povere vittime….

 

Sono persone che hanno il destino segnato da qualcun altro. Scelgono di approfittare di un’occasione come è quella di andare in una terra dove c’è lavoro e davanti al destino che li aspetta hanno la grande forza di accettarlo per quello che è, con tutte le miserie e le fatiche quotidiane. Ciononostante riescono a dare un senso a quello che vivono ed è questo quello che mi affascina degli umili.

 

Quindi questi italiani sono vittime anche loro del regime fascista ?

 

Sì certo, ma queste situazioni si sono verificate anche in altre anche in realtà, con altri governi, attraverso forzature politiche rispetto alla vita delle persone. Lo si dice anche nel libro: il confine è quello, adesso quella lì è Italia, però non ci sono gli italiani, bisogna portarceli, bisogna fare in modo che quel confine abbia un senso e per fare questo si usano le persone, sempre del tutto ignare del proprio futuro.

Vengono regalate illusioni per fare in modo  che le persone decidano di intraprendere una nuova strada, ma poi queste stesse si trovano ad affrontare condizioni di vita intollerabili. Sinigo era una palude, la bonifica non andava avanti, non si trattava  solo di una mistificazione dell’Opera Nazionale Combattenti, le condizioni oggettive della terra erano disastrose. Ci sono state tutte le difficoltà del colonizzare e anche dell’italianizzare, che fanno parte della storia di questa terra. Lo stesso si può dire per Bolzano con la creazione della Zona Industriale.

La particolarità della storia di Sinigo è che si è voluti intervenire in un settore economico e sociale tipicamente locale, quello della terra. L’ulteriore sbaglio del regime fascista è stato quello di creare una comunità contadina in una terra che i contadini li aveva già.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

30/05/2008 commenti (0)