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Intervista a Manuel Maini

di Carla Spiller

(da: Alto Adige 10 aprile 2008)

 

Un lutto, un mistero, un’alienazione. Sono questi gli elementi che compongono l’inquietante romanzo dell’esordiente meranese Manuel Maini “La consegna”, edito da  Travenbooks. Il volume narra la condizione estrema di un uomo non propriamente folle, ma divorato da una nevrosi continua, tormentato e concentrato all’inverosimile sulla propria sofferenza, che lo porta ad avere una visione drammatica dell’esistenza, priva di un pensiero oggettivo, sempre e soltanto filtrata dalle proprie emozioni, nel tentativo esasperato di accettare o elaborare il lutto per la morte della propria compagna Sofia. Maini, che è operatore sociale in una comunità sociopedagogica per ragazzi con problemi familiari scrive da circa cinque anni ed esordisce con un libro non di leggero approccio, ma che offre molti spunti di riflessione. Esistenzialista, moderno, effluvio di ricordi e di parole distribuite in ottima forma scritta è la storia di un dolore, la confessione di un’anima che conosce anche la casa di cura per malati di mente e che trova in un rapporto con un commissario di polizia, la cui presenza dona una nota di apparente “giallo” al libro, il suo contatto con la realtà.

 

Spiller: Il protagonista parla e ricorda sempre Sofia. Sembra ci sia un segreto nella morte di Sofia ….

 

Maini: Il mistero c’è. Non si sa nulla di Sofia, cosa le sia successo, anche se il nostro protagonista dice che ha perso tutto da quando è morta Sofia. Non so neppure se questa Sofia sia realmente esistita. Ed in questo senso lascio libertà assoluta di immaginare, di dare vita a Sofia. Comunque il protagonista non è in questo stato per la morte di Sofia, lei è un elemento della sua nevrosi, al quale egli pervicacemente si attacca. L’aderenza alla realtà del personaggio è labile.

 

Spiller: Cosa rappresenta il tormento interiore di quest’uomo ?

 

Maini: Rappresenta la parte iperbolica della nostra esistenza, la parte più angosciata e disperata. Il protagonista non è folle. Se lo fosse sarebbe, paradossalmente, più giustificabile socialmente e ci sarebbe una spiegazione per il suo stato mentale ed il suo stile di vita. Sono la nevrosi, l’isteria, la non accettazione delle regole che lo rendono un escluso. Esiste un concetto di vita regolare, fatta di bisogni e doveri. E l’uomo lavora per soddisfare i propri bisogni. Ci sono persone, meno superficiali e più labili, che non riescono a stare dentro questo cerchio. Ma coloro che non stanno dentro questo cerchio sono agganciati ad una ruota che li espelle sempre più forte e sempre più lontano, ai margini.

 

Spiller: E’ la nostra società che crea gli esclusi ?

 

Maini: La società detta le regole, con margini di libertà molto limitata. Se io non le accetto, non accetto il lavoro come pilastro della condizione umana, non sono più nulla per la società. Il grande male che colpisce il nostro protagonista è l’incapacità di aderire alla realtà.

 

Spiller: Le Sue fonti di ispirazione ?

 

Maini: Mi interesso di tutte le forme d’arte. Come scrittori direi Pessoa, Camus, Sartre, Kafka, Duerrenmatt, autori che sono stati essi stessi tormentati e che parlano di disagio e di mistero.

 

Spiller: Anche Lei si ritiene un po’ fuori dagli schemi ?

 

Maini: Meno di quanto lo vorrei. Lavoro, faccio l’educatore, sto tornando da Roma sull’Eurostar, dove Lei mi ha raggiunto telefonicamente. Sono più normale di tanti altri.

 

Spiller: E’ già stato presentato pubblicamente il libro ?

 

Maini: Verrà pubblicamente presentato a Merano nel mese di maggio.

06/05/2008 commenti (0)