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N.B.

BUONE FESTE FROHE FEIERTAGE

In vetrina / Schaufenster

Lorenzo Toresini I CONFINANDANTI 366 pp. ISBN 978-88-7223-107-4 € 25,00 © 2008 by Edizioni alphabeta Verlag Una famiglia particolare, un ramo veneziano ed un ramo austriaco. Due viaggi paralleli di protagonisti che non si conoscono, che si incontrano ma non sanno e non sapranno mai quanto le loro discendenze saranno un giorno destinate ed intrecciarsi. Persone vive che escono dal letargo del passato, si muovo, sentono, pulsano, amano, odiano, trasgrediscono.

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La magnifica bestia (2)

Sebastiano Aglieco

Anna Maria Farabbi ha raggiunto in questo libro una sua complessa semplicità. C’è tutta la cifra della sua scrittura: un togliere in nome di una mente focale; la centralità dell’immagine, vista come attraverso uno specchio lucido; il tragico della vita che in sé include tutti gli opposti, riassumendoli. C’è la contemplazione di una bestia in putrefazione senza spavento; il venire alla vita senza la censura culturale del sesso, dell’orribile sesso.
  Parole nominate non nella sfera della pornografia ma in quella, rassicurante, della femmina e della madre, femmina e madre insieme; nella semplicità amorale della logica della Natura.
  E’ una scrittura che vuole liberarsi di un peso - non per polemica, del ritorno allo stato di negro attraverso un maledettismo - ma nella semplice potenza del poter dire con innocenza. La poesia, dunque, preserva il senso, lo custodisce dalla banalità del mondo, dalla sua grande bocca famelica.
C’è in questa nominazione innocente la forza della perentorietà, indissolubilmente legata a una particolare forma di umiltà che è quella del linguaggio preculturale. Ecco: come quando i bambini parlano del sesso senza avere ancora subito il comando di abbassare la voce. In quel gesto dell’adulto che ammonisce c’è già l’origine della pornografia.
  E’ una scrittura spiazzante questa di Anna Maria, perché presuppone un atteggiamento emotivo del lettore, messo nella condizione di dover abbassare lo specchio nel quale egli ritorna a guardarsi, tutte le volte che si sente minacciato dalle insidie della perdita. Linguaggio che si denuda, mostrandosi come un corpo che chiede un battesimo nella chiesa del nuovo mondo. E dunque, come si afferma nella nota, lingua cerimoniale, dove i gesti, le immagini, sono un armamentario immaginifico edulcorato dalle didascalie, dalle istruzioni per l’uso.
C’è in questo testo, mi sembra, l’insistenza delle origini, della sua madre e del suo corpo/altare. Forse da questo atteggiamento deriva una certa malinconia; non il lusso delle immagini, ma un’ombra che le tocca e le abbandona. C’è, nella magnifica bestia, la contemplazione, non la cronaca del corpo; dei suoi osanna e nello stesso tempo dei suoi amen.
  Ho parlato in altra sede, di una koiné della scrittura al femminile di questi anni, suscitando qualche ira. La constatazione di per sé è banale e andrebbe indagata. Ma la ribadisco qui per dire che, la posizione di Anna Maria Farabbi non è in nome di un atto di pura constatazione dell’esistenza, ma di un atteggiamento che vuole porsi come progetto. Non nella forma del manifesto ma della ceriminonia, del sacro che governa il mondo. Sacro e profano, in questa scrittura, coincidono. Perché si tratta, mi sembra, di riconoscere le tracce del sacro senza il vestito del messo di Dio ma con quello, banalissimo, che indossiamo tutti i giorni. Non è una scrittura che si ferma alle proprie ossessioni. Piuttosto le proietta e le restituisce attraverso questa ricerca dei segni nel corpo del mondo, nella follia apparente del mondo. Tornare al pagano, forse, come progetto di dispersione della modernità.

Sebastiano Aglieco

10/04/2008 commenti (0)