Anna Maria Farabbi ne fa poesia con una parola umida, materica, grondante sensualità, capace di far sentire il con-tatto, il desiderio dell’altro e l’affidamento all’altro: altro-“creatura”, altro- “creato rispondente”. Una parola che intesse un legame profondo con l’eros: sia per l’ambivalenza semantica di termini ricorrenti come “bocca”, “saliva”, “fiato”, “lingua”, “leccare”, “umido”, “liquido”, pertinenti dell’area linguistica ed erotica, ( “La bacio / mentre sento il divenire della mia sua saliva / e i semi / di lingua in lingua.”; “Rendo / la mia lingua mentre ammutolisce vuota / per crescere soltanto nell’interiorità / un bacio”; “L’urgenza umida del tuo fiato la lingua / non riconosce più parola viene / e mi bacia.”); sia per la sua tridimensionalità che “dice la sua scrittura interiore” affondata nel luogo più profondo dei sensi, in quanto ‘in-segnata’ (incisa dentro, ci precisa Anna Maria Farabbi) e nell’ “ascolto corporeo” imparata: dalla coniugazione di due a uno nell’amore, e dalle creature sordomute e cieche, e dalla lallazione dei lattanti, e dalla comunicazione corporea di chi muore impotente e muto della parola verbale. E’, infatti, quella di Anna Maria Farabbi una parola così fisica e tattile che nel suo“ fiato” “consonanti e vocali crollano a terra” e si compie la trasgressione essenziale della poesia: non solo viene buttato all’aria il“vecchio abbecedario / dentro cui il peccato e lo scandalo / il senso di colpa e la vergogna” soffocavano l’eros e la radice terragna della lingua; ma il sistema linguistico viene stra-volto a linguaggio di carne, ad esperienza che rompe il confine tra corpo e parola (“E metto tutto in bocca. // vocabolario grammatica sostanze dal suo polmone / ma anche il rosso non verbale delle sue labbra.”), tra io e tu ( “ci congiungono ci impastano”, “il divenire della mia tua saliva”, “per barattarci nell’intimità”). In questa trasgressione si perde quel pudore di convenienza che leggeva oscenamente parole dell’eros come “fica”, riservandole magari a triti e stupidi giochi nascosti; invece si acquista un’immediatezza, una naturalità edenica non scarnificata: “Tocca qui con il dito con la lingua con quello che vuoi / con il fiato”, “La via / scintilla in una bava di lumaca / dentro cui mi trovi mi senti”, “E cominciai a leccarti le dita imparando dai cani. / A toglierti con la lingua la necessità degli occhi / a premere le tue labbra con trasparenze animate garze / di baci per obbligarti a tremare…/ … / Per sentire l’imminenza / … / il creato intero nel sangue.”. Perché “Il mio corpo / è casa”. Ecco che cos’è “la magnifica bestia”: affondata nell’interiorità più ancestrale, abita “un luogo e un tempo profondo”, una “casa” “nella preistoria del dire e della scrittura”; è parte stessa della “matria” di terra e di acque in evoluzione costante “di infiniti anelli / che continuano a formarsi formarmi / sciogliersi sciogliermi”, così da permettere ad Anna anche di “rientrare intimamente / in mia madre. Con me / la magnifica bestia si meraviglia e si trasforma.”. La magnifica bestia è “cieca sorda”, è “risposta a tutta la scrittura” perché “dall’abisso del suo corpo” trasforma il “dire” in “ridere” e lo trasmette col sentire. E’ trasgressiva, dissipante, viva “cicala”, che però, “grassa”, resiste magnificamente in “ogni inverno”; è “amore a quattro zampe”, che ha scavalcato con “un salto nerissimo” proibizioni e steccati, creatura tattile che esige contatto, tocco, apertura, accoglienza incondizionata, inerme, vulnerabile. Quanto lontana questa vulnerabilità da quella di cui parla Adriana Cavarero! Ma forse proprio questa magnifica bestia può cominciare ad essere una risposta all’antitetica orrorifica bestia della guerra e del terrorismo di oggi,.
Note:
1- Si fa riferimento alla conferenza “Corpi vulnerabili” di Adriana Cavarero del 18/1/08 presso la Fondazione San Carlo di Modena; si ricorda anche della stessa Orrorismo,ovvero della violenza sull’inerme, Milano, Feltrinelli, 2007
2- Tutte le citazioni non in corsivo sono da “La lingua mia”, saggio di Anna Maria Farabbi, pubblicato in JOURNAL OF ITALIAN TRANSLATION, New York, SPRING 2007; le citazioni in corsivo sono da “La Magnifica Bestia


