LA PAROLA E LA TERRA
La sacralità della donna nella poesia di Anna Maria Farabbi
di Aky Vetere
Peccare contro la terra, questa è oggi la cosa più orribile ed apprezzare le viscere dell'imperscrutabile più del senso della terra. La citazione di Nietzsche qui riferita, intendeva ricucire la cesura tra mondo ideale e mondo dell'apparenza già inaugurata dalla filosofia greca, che in veste consolatoria identificava il bene assoluto come attributo divino e non come contatto antropologicamente derivato dalla madre terra. La poetica di Anna Maria Farabbi ricerca il linguaggio inciso nella argilla e ritrova il mito che guarda alla terra come coniugazione con l'universo reale, attraverso la parola testimone dell'appartenenza dell'uomo agli elementi cosmici, essenze di tutto. E' il poeta che percorre questa strada lungo il cammino dell'umano; la trova nella donna, metafora del legame gravitazionale con la materia sensibile e segno tangibile della traccia che l'uomo insegue a ritmo del tempo come divenire storico. Per fare questo, il reale deve continuare a trasformarsi nella sua piena e consapevole indipendenza, non deve fingere di mutuare nulla da un archetipo che è solo proiettivo. La realtà sigillata nella madre terra, deve ricevere solo una nuova forma raccogliendo il nutrimento dalle sorgenti della natura. E' la fisica che legge la fisica e soltanto successivamente potrà ricavare l'idea.
La poesia che riporto tratta dalla silloge La magnifica bestia, è paradigmatica.
Quei ciottoli nerissimi lisci quasi morbidi qua e là
Sugli infiniti ori
Della sabbia calda. Tu che mi chiedevi da dove venisse
Tanta luce se il soffitto mancava completamente di luna e di stelle.
Dalla terra da sotto dalle profondità della nostra pancia
Dalle intermittenze lucciolari dell'inguine
Dalle scintille cardiache del sotterraneo oriente - ti risposi.
E cominciai a leccarti le dita imparando dai cani.
A toglierti con la lingua la necessità degli occhi
A premere le tue labbra con trasparenze animate garze
Di baci per obbligarti a tremare
In tutta la tua friabile estensione.
Per sentire l'imminenza
La velocità del vento nel sangue il creato intero nel sangue.
Per barattarci nell'intimità
Attraverso la creazione. Perché fare l'amore
È agire e ricevere la creazione.
Quei ciottoli notturni vivissimi quasi liquidi qua e là
Sugli infiniti riti
Della spiaggia.
Così una nuova estetica nasce a difesa di questa coscienza partecipativa che difende il corpo con ferina animalità.
. In questo verso c'è la teofania della terra guardata nella sua piena espressione femminile; una divinità ctonia, capace in potenza di dare frutti inesauribili. E' un transfert vero e proprio, quando questa relazione assume la fisiognomica materna di ricezione senza la quale tutto ciò non sarebbe possibile. La chiralità femminile, speculare all'elemento maschile uranico, interviene ora con una operazione di assimilazione nella biocosmica del generare. Una transazione che non vuole generare conflitti tra parte solare e lunare, però ne sancisce i compiti, destinando alla Donna-Tellus Mater l'esclusiva del rapporto ciclico o di equivalenza con gli elementi terra-acqua-fuoco-aria, rigenerati in una moltitudine di fenomeni e di significati. . E ancora: . Il bene allora, frutto di questo rapporto ierogamico, dimentica ogni finalità etica ma resta sacro in quanto elemento giustificato. Farabbi, recuperando il mito, mette pace tra arte, scienza e religioni e avvicina l'idea ai sensi che ama e che trova costituenti imprescindibili del legame con l'uomo. Questo garantisce il ligante, che attraverso la derivazione sanscrita lig, cioè legare, tenere assieme, conferisce integrità all'essere. Anzi, lo rivendica attraverso la sua forza misterica, pitica, ospitando il sacro all'interno della parola in una dimensione orizzontale e terrena. Il segno del corpo diventato mistico ora frana con i suoi contenuti uraganici entro il ventre terreno.
. E ancora:. Una parola che non può sussistere in assenza dell'ombelico che è gravitazione ma anche organo nutrizionale. In questo onfalocentrismo, punto di partenza e arrivo, c'è il carattere magico della trasformazione inserito nella donna. E' lei che ha in dono il Paradiso, il giardino al centro del mondo punto di congiunzione tra inizio e fine, dove per questo secondo la tradizione orientale, il Budda ha abolito il tempo e la creazione. Ecco dove nasce il potere magico ma anche sacro della donna, testimone pulsante della eredità che ritorna indietro nella notte dei tempi fino alla madre di tutto che è la terra. Così la donna, sacerdotessa di una religione antichissima che ha per rito la poesia, completa l'estasi attraverso la coscienza dell'uovo cosmico, della mandorla divina, che chiama a pieno diritto Fica, perché è solo attraverso il corpo femminile che può avvenire la ierogamia con la parte maschile, il Linga. Poesia così diventa integrativa dell'essere uomo nel tutto cosmico, che abbraccia Luna e Sole in un unico corpo pneumatico. Ecco che la poesia di Farabbi, diventa magistrale strumento di tessitura volta al ricongiungimento della unità primordiale anche tramite l'uso di neologismi atti ad evocare come in un mantra, la comune origine cosmica.
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La donna è regina perché incarna nella sua solitudine terrena la regalità della luce vitale, ma è anche sacerdotessa del verbo quando diventa espressione nella forma nel significato prettamente aristotelico. Il pensiero ora nella parola è sinolo di materia e forma restituendo alla carne il carattere di sacralità.
. E ora come non vedere in questa immagine transustanziata anche tutta la tradizione mariana della cristianità? E come non vedere in questi accenni lirici anche tutta la voce poetica arrivata dal lontano Cantico dei Cantici della tradizione Antico Testamentaria? O addirittura della lontana poesia preislamica, perché la realtà in quanto vera, è raccolta nella epopea umana di tutti i tempi. Chiudo con un ultimo richiamo, dove si può vedere dove la tradizione apre alla poesia in un rapporto sponsale dei sensi per ricavare l'amore che dona pienezza di vita e di felicità. I versi sono tratti sempre dalla silloge La magnifica bestia. . Ora il confronto semico con: Doti della sposa tratto dal Cantico dei Cantici, è evidente. . Oppure, sempre nel Cantico dei Cantici in: La bellezza della sposa. .
Anna Maria Farabbi donna e poeta, raccoglie la parabola umana nell'istante in cui una commovente bellezza distrae l'indifferenza e si schiude allo sguardo di chi sa vedere la vita come epifania del Divino.
articolo pubblicato su La Mosca n 19 - dicembre 2008