Massimiliano Forza, la vita è un romanzo
La casa editrice Traven pubblica «No Family Man» dello scrittore-musicista triestino
di Alessandro Mezzena Lona
Il suo primo libro, sei anni fa, l'aveva pubblicato quasi chiedendo permesso. Perchè Massimiliano Forza, musicista, ottimo sessionman al fianco di divi famosi, autore di partiture per il teatro, nel mondo degli scrittori, della narrativa, si sentiva quasi un intruso. Il debutto con «Antifurti psicologici», i racconti pubblicati da Piemme, però gli aveva portato fortuna. Tanto da farlo entrare subito in finale al Premio Chiara. Da allora, Massimiliano Forza non è rimasto in silenzio. Ha pubblicato «Verso dove» con Fernandel e «Lettera ad un'amica» con Artè. Ma dentro di lui, che considera quelle solo tappe intermedie nella maturazione di scrittore, stava intanto meditando un romanzo. Che oggi arriverà nelle librerie pubblicato dalla casa editrice Traven. Si intitola «No Family Man» (pagg. 225, euro 15) e porta per la prima volta il musicista narratore triestino, che vive tra Trieste, dove è nato nel 1966, e Londra, a misurarsi con una storia articolata, complessa, giocata su rimandi continui tra il presente e il passato.
C'è un attore al centro della scena di «No Family Man». Proviene da Trieste la grigia, una città fascinosa e terribile. È un uomo ancora giovane, di quarant'anni, che non ha mai toccato con mano il successo mille volte sognato. Che non ha mai potuto distillare dal suo lavoro quella tranquillità economica che, soprattutto nel mondo d'oggi, ti regala automaticamente un posto di rispetto nella società. Ma, soprattutto, questo viandante senza una meta precisa, che percorre in macchina un'anonima strada posta tra due città lontane, non è mai riuscito a dare un senso alla propria esistenza. Men che meno quando ha provato a innamorarsi. Il viaggio diventa discesa nel maelstrom del proprio vissuto. Impietosa resa dei conti con il gioco di dare e avere della vita. Su quella strada che non finisce mai, a bordo di quell'automobile che sembra sigillata da una divinità malefica per tenerlo prigioniero, l'attore riporta alla memoria soprattutto una storia. D'amore, ovviamente. O di disamore, a seconda dei punti di vista. Quella che lui aveva inventato coinvolgendo Maddalena, forse la ragazza più desiderata e più corteggiata tra tante incontrate.
Bella, enigmatica, non certo facile da confondere tra mille altre donne, Maddalena riprende forma dentro quel sogno infinito che il viaggio in macchina si diverte a cullare crudelmente. E mette a fuoco il perchè la storia d'amore non ha potuto funzionare. Lei, a quel tempo, aveva un altro. Diceva di non amarlo, e che lui non amava lei. Però, alla fine, s'era ritrovata con un suo bambino in grembo. E, incapace scegliere, s'era ingegnata a coinvolgere anche l'attore squattrinato. Convincendolo a sostenerla, quasi fosse una stampella umana, per tutto il periodo della gravidanza. E poi? Semplice: lui, l'attore che trasforma il viaggio in una seduta di autoflagellazione privata, aveva scoperto che in realtà l'altro, il compagno di Maddalena, non solo non aveva pensato per un solo istante di non amarla. Ma, anzi, si preparava con gioia a trasformarsi in un papà premuroso. Quindi? Maddalena era sparita. S'era dissolta come una farfalla notturna alla luce del sole. Attratta da una vita di coppia che aveva soltanto finto di non gradire. Di non saper gestire.
Figlio di una società malata di consumismo, che vive di amarezze, e che non sa sognare una possibilità di rivincita, No Family Man si troverà davanti all'impensabile nel finale del libro. E del viaggio. Quando, ormai, le voci che si intrecciano nella sua testa, vere o immaginarie, avranno vomitato tutte le parole di disperazione e sconfitta recitate a memoria, prenderà forma una sorta di coup de théâtre. Impietoso e urticante, capace di scrutare senza paura dentro gli abissi dello smarrimento umano, «No Family Man» colpisce per la sua capacità di schivare le consolazioni. Di evitare le comode bugie. A tratti rischia, però, di annegare nella sua fluviale furia narrativa. Ma un romanziere, si sa, i trucchi del mestiere li impara strada facendo.
(05 maggio 2007)


